Jeffrey Lionel Dahmer



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Jeffrey Lionel Dahmer detto il Cannibale di Milwaukee (o Mostro di Milwaukee) (Milwaukee, 21 maggio 1960 – 28 novembre 1994) è stato un criminale e serial killer statunitense, responsabile degli omicidi di diciassette uomini tra il 1978 ed il 1991. I suoi omicidi sono stati particolarmente raccapriccianti, con atti di necrofilia, smembramento, cannibalismo e tortura.

Infanzia e adolescenza
Jeffrey nasce a Milwaukee, Wisconsin il 21 maggio 1960 e a sei anni si trasferisce nell'Ohio. La sua infanzia risulta essere molto turbata. Dentro le mura di casa, il piccolo Jeffrey soffre nel vedere i propri genitori litigare continuamente, spesso venendo alle mani. Dopo un po' di tempo arriveranno al divorzio, che risulterà particolarmente doloroso per il ragazzino. Suo padre è un tipo violento e facile all'ira, mentre sua madre è affetta da dipendenze di alcol e pasticche (si dice che arrivasse ad ingerire anche 26 compresse al giorno). Oltre al disastrato ambiente familiare, Dahmer subisce anche diversi episodi di molestie sessuali e violenza carnale da parte di un vicino. All'età di 13 anni Jeffrey scopre di essere omosessuale e a 14 ha la sua prima esperienza sessuale con un amico del quartiere. A 16 anni comincia ad avere fantasie sessuali molto violente, nelle quali lui ha il controllo assoluto e totale. Il suo maggior desiderio è quello di ammazzare un uomo con un manganello e poi violentarne il corpo inanimato. Altre fantasie macabre che dimorano nella sua mente riguardano gli animali morti: esce infatti spesso alla ricerca di animali morti per poi compiere esperimenti, come quello di scioglierli nell'acido.

Le carneficine
Jeffrey comincia a frequentare i locali per gay, in cerca di nuove amicizie. Qui conosce Steven Tuomi (24 anni): dopo averlo convinto a andare a casa sua, lo uccide (anche se il killer si discolperà, dichiarando di averlo ritrovato morto accanto a sé il mattino dopo con la bocca piena di sangue). Anche in questo caso, comunque, agisce in fretta. Dopo aver acquistato una grossa valigia, trasporta il cadavere fino alla cantina di sua nonna (Jeffrey era andato ad abitare da lei). Qui compie atti di necrofilia con il cadavere, per poi farlo a pezzi e gettarlo tra i rifiuti. Tra il gennaio 1988 e il marzo dello stesso anno, Dahmer massacra altre due persone, James Doxtator (14 anni) e Richard Guerriero (23 anni), entrambi con le medesime modalità: portandoli a casa, drogandoli per poi ucciderli, violentarli e buttare alcuni resti sminuzzati nell'acido mentre altri venivano mangiati. Nel frattempo, viene cacciato di casa dalla nonna, disturbata dall'eccessivo rumore derivante dalle sue attività. L'uomo torna, nel settembre 1988, nella sua natia Milwaukee e va a vivere nella parte nord della città. Il giorno successivo al trasloco viene arrestato nuovamente per molestie sessuali: inganna un ragazzino di quindici anni dicendogli di scattargli qualche foto nel suo appartamento, però scoppia una lite tra i due. I vicini, sentendo le urla, chiamano la polizia. Viene condannato nel gennaio del 1989 ma viene rilasciato fino alla sentenza esecutiva nel maggio dello stesso anno. Anche se ripetutamente arrestato, la polizia non riuscì mai collegare questi cruenti omicidi a lui. Dopo il rilascio, Dahmer torna ad uccidere, questa volta massacrando Anthony Sears (26 anni) e viene ancora arrestato, ma in seguito rilasciato dopo dieci mesi di prigionia, per buona condotta. Nel giugno del 1990, intensifica la sua attività omicida. I tempi tra un assassinio e l’altro si restringono sempre di più fino ad arrivare ad uccidere una volta alla settimana. La vittima successiva è Edward Smith (27 anni), mentre a luglio è la volta di Raymond Smith (33 anni). Passa l’estate e a settembre uccide David Thomas (23 anni) e Ernest Miller (22 anni). Nel febbraio del 1991 massacra Curtis Straughter (19 anni), Errol Lindsey (19 anni) e Anthony Hughes (31 anni). In seguito avviene l’episodio più inquietante della sua storia. Dahmer riesce ad accattivarsi le simpatie di un ragazzino chiamato Konerak Sinthasomphone (14 anni). Arrivati a casa Dahmer fa assumere una forte dose di droghe al ragazzo, sciogliendole in una bibita,e successivamente scatta una serie di foto "artistiche" in biancheria intima. Una volta reso inerme il ragazzo, con un trapano effettua un piccolo foro nel suo occipite destro del cranio per poi iniettargli un misto di acqua e acido con l'utopistico progetto di rendere schiavo sessuale e compagno vegetale il povero Konerak per gli anni a venire. Tuttavia, il ragazzino riesce a scappare approfittando dell'assenza di Dahmer, finendo in strada confuso e brancolante. A quel punto tre ragazze afroamericane notano il ragazzino così diverso dai normali ubriaconi e tentano di soccorrerlo, chiamando anche la polizia. Lì Dahmer passeggiando nota il movimento e si avvicina al gruppetto, cercando di strappare il ragazzo dalle braccia delle soccorritrici che, indispettite, oppongono resistenza. All'arrivo dei poliziotti, incredibilmente, Dahmer riesce a convincere gli agenti a rilasciarlo, dichiarando che il ragazzino è il suo amante e che è scappato ubriaco dopo una lite. Così Konerak visibilmente terrorizzato ma impossibilitato a difendersi e a parlare, torna accompagnato dal suo carnefice e dalla polizia alla stanza 213, dove Dahmer mostra le foto scattate nel pomeriggio ai poliziotti per provare la loro relazione e per assicurare la tutela del ragazzo, che morirà poco dopo il congedo della polizia dalla casa del mostro, per poi essere stuprato e smembrato. Dopo la scoperta di questo grave errore i poliziotti saranno immediatamente licenziati. Nonostante stia rischiando di cadere nelle mani della legge, Jeffrey non si impaurisce e continua ad uccidere: la sfortunata vittima, questa volta, è Matt Turner (20 anni), seguìto da Jeremiah Weinberg (23 anni) e da Oliver Lacy (23 anni) solo otto giorni dopo. Il 19 luglio del 1991 il “mostro” compie il suo ultimo massacro con Joseph Brandehoft (25 anni). Tre giorni dopo, con la sua solita tecnica per avvicinarsi alle persone, invita Tracy Edward (32 anni) nella sua abitazione. Quest’ultimo fortunatamente, approfittando di un momento di distrazione del maniaco, riesce a scappare e ad avvertire le forze dell'ordine, ponendo fine alla “carriera” del suo sequestratore.

Le modalità di uccisione
Sebbene insano di mente, il killer era dotato di una capacità relazionale davvero brillante. La sua tecnica per avvicinarsi alle persone era quella di spacciarsi per un fotografo, interessato a foto di nudo maschile, promettendo anche ricchi compensi. Mentre i "tipici" serial killer pedinano e uccidono persone della loro stessa etnia, Dahmer era attratto, principalmente, dagli uomini di colore e da asiatici. Oltre ad uccidere e smembrare le sue vittime, era solito mangiarne alcune parti, e conservarne altre (ad esempio genitali e mani). Alcune teste venivano tenute in frigo o sotto spirito, altre, invece, venivano bollite per un giorno intero fino a far separare la carne dal cranio. Quest’ultimo poi veniva coperto di cera e dipinto per diventare un soprammobile. Le parti del corpo che non facevano parte della sua alimentazione venivano sciolte nell'acido, tanto che i vicini più volte avevano lamentato alle autorità gli odori nauseabondi che arrivavano dal suo appartamento, ma nessuno si era mai fatto carico di ciò. La sua psiche malata non finiva qui. Infatti, il mostro fotografava i cadaveri, prima e dopo il sezionamento, e dormiva accanto ad essi. Inoltre le sue vittime, una volta uccise ma prima di essere smembrate e sciolte, subivano atti di necrofilia. Ad alcune delle vittime, mentre queste erano ancora vive, Dahmer praticava un foro al centro del cranio e attraverso questo foro iniettava varie droghe, oppure acido cloridrico o acqua bollente. Il lento e doloroso effetto durava anche più di 2 giorni. In alcuni casi passava anche una settimana, il che permetteva alla vittima di accorgersi lentamente della sua fine.

jeffrey dahmerIl processo
Per poter effettuare il processo al folle si dovettero adottare efficienti misure di sicurezza, non per la sua pericolosità quanto più per quella dei parenti delle vittime, in quanto questi tentarono più volte di aggredirlo durante il dibattito processuale.
Nonostante la sua furia omicida, Dahmer, dal momento della cattura, non mostrò nessuna pericolosità e non oppose nemmeno resistenza quando la polizia arrivò a casa sua per arrestarlo. Seduto nelle aule di tribunale, mentre venivano elencate le sue atrocità, Jeffrey rimase impassibile come se nulla fosse accaduto, mentre i parenti delle vittime piangevano e urlavano di strazio. Durante il processo non proferì nessuna parola, l'unica volta in cui fece dichiarazioni avvenne poco prima che la giuria si riunisse per decidere la sentenza, dicendo: «Vostro Onore, è finita. Non ho mai cercato di essere liberato. Francamente volevo la morte per me stesso. Voglio dire al mondo che non l'ho fatto per odio. Non ho mai odiato nessuno. Sapevo di essere malato, cattivo o entrambe le cose. Adesso credo d'essere veramente malato. Il dottore mi ha parlato della mia malattia e di quanto male ho causato. Ho fatto del mio meglio per fare ammenda dopo il mio arresto, ma non importa, non posso eliminare così il terribile male che ho causato. Vi ringrazio Vostro Onore, sono pronto per la vostra sentenza, che sono sicuro sarà il massimo. Non chiedo attenuanti, ma per piacere dite al mondo che mi dispiace per quello che ho fatto.» La sua condanna fu di 15 ergastoli, dato che nel Wisconsin non esiste la pena di morte. In prigione, i media sostenevano che Jeffrey avesse trovato la fede e che si fosse convertito al cristianesimo. Tuttavia, il 28 novembre del 1994, Dahmer trovò la morte nel carcere. Venne ucciso da un altro carcerato, Christopher Scarver (arrestato per aver ucciso due uomini), che gli fracassò il cranio con un bastone, sostenendo che Dio gli avesse impartito l'ordine di punirlo per quel che aveva fatto.


Lombardi David

Fonti: http://it.wikipedia.org/wiki/Jeffrey_Dahmer


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